Luciano Ligabue e l’Arena di Verona. Una coppia difficile da battere. La magia che la musica di Luciano riesce a sprigionarsi nell’antico anfiteatro è qualcosa di veramente difficile da descrivere a parole, e noi Da zero a Liga Tribute Band a Ligabue abbiamo avuto l’onore di poterla vedere e percepire essendo stati invitati al concerto il 30 Settembre. É stata un’emozione davvero unica.
Riportiamo di seguito un bell’articolo di Spettakolo.it in occasione della prima data del 27 Settembre.

Si è aperta ieri sera la residency di Ligabue in Arena di Verona, con la prima delle sette date consecutive nell’anfiteatro veronese.
E, neanche a farlo apposta, il numero 7, portafortuna del Liga, ricorre anche in questa occasione, come ricorda Luciano dal palco: «È il mio concerto numero 28 in Arena, che oltre ad essere il risultato di 7×4 sta anche a significare che questa per me è una seconda casa».

Dopo la sbornia dei 103.000 alla RCF Arena di Reggio Emilia lo scorso giugno, i numeri per questi concerti veronesi saranno simili, anche se suddivisi fra tutte le serate: i 7 concerti, già tutti sold out, vedranno accorrere infatti circa 90.000 fan del rocker di Correggio.

Il concerto
Alle 21 in punto è Claudio Maioli, storico manager di Ligabue, a salire sul palco chiedendo a tutto il pubblico di accendere le torce dei cellulari. I 12.500 presenti rispondono prontamente, illuminando a giorno l’Arena per l’ingresso della band.
Ecco quindi arrivare, uno dopo l’altro, Ivano Zanotti alla batteria, Davide Pezzin al basso, Luciano Luisi alle tastiere, Max Cottafavi, Federico Poggipollini e Niccolò Bossini alle chitarre.
Il boato del pubblico accoglie l’ingresso di Luciano, jeans e gilet nero come quattro mesi fa alla RCF Arena, a sfidare in maniche corte la fredda serata veronese.

L’apertura è la stessa del live di Campovolo, con l’ultima canzone e la prima in ordine cronologico, ovvero Non cambierei questa vita con nessun’altra e Balliamo sul mondo, a rimbalzare i 32 anni di carriera di Luciano, per il suo ritorno in Arena dopo ben 9 anni dall’ultima volta.

Nelle due ore di concerto scorrono brani vecchi e nuovi, con qualche pezzo “ripescato” dal baule dei ricordi, come È venerdì, non mi rompete i coglioni, tratto da Made in Italy, e che era stato eseguito soltanto nel tour promozionale di quell’album nel 2017, oppure Walter il mago, che ha caratterizzato la parte centrale semi-acustica del live e che solo occasionamente fa la sua apparizione live.

L’attualità: il cambiamento climatico e la guerra in Ucraina
Tra le pieghe dello show entra anche la vita quotidiana ed i grandi temi di attualità. Di particolare effetto il video che fa da sfondo a Non è tempo per noi, dedicato al cambiamento climatico: un countdown accompagna l’esecuzione della canzone, ricordandoci che il punto di non ritorno causato dal surriscaldamento globale è sempre più vicino. Il conto alla rovescia, però, si ferma un attimo prima della fine, come a voler dire che siamo ancora in tempo per cambiare le cose, ma dobbiamo sbrigarci.

Anche la guerra in Ucraina irrompe a fare da sfondo all’esecuzione de Il mio nome è mai più, cantata da Ligabue in trio con Poggipollini e Bossini. Sugli schermi scorrono uno dietro l’altro video di TikTok sugli scontri e sulle devastazioni provocate dal conflitto, con un’ultima parte dedicata ai vari test nucleari eseguiti nel corso dei decenni dai vari stati. Una minaccia e una paura che oggi come non mai sono, purtroppo, estremamente attuali.

Immancabili ovviamente i grandi classici, da Piccola stella senza cielo a Questa è la mia vita, passando per Certe notti e Urlando contro il cielo.
Chiusura affidata a Leggero («più che un saluto è un augurio»)

Copyright Fotografia: Jarno Iotti, Ligabue

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